Pubblicato da: italiaintelligente | 7 marzo 2012

Nessuna spiegazione sostenibile dal governo – E’ Dittatura?- No TAV affiancati da Milioni di Italiani – La vera posta in gioco non è solo la Val di Susa, ma l’Italia

Niente dialogo, la “guerra” continua: anche il presidente della Repubblica rifiuta di parlare con i rappresentanti istituzionali della valle di Susa assediata dai reparti antisommossa spediti dal governo Monti a imporre, manu militari, la Torino-Lione, cioè l’opera pubblica più costosa, più dannosa e più inutile della storia nazionale, secondo l’opinione di milioni di italiani, suffragata dai migliori tecnici delle nostre università. Giorgio Napolitano rifiuta l’incontro coi sindaci valsusini il 6 marzo a Torino, così come aveva rifiutato di rispondere all’appello di 150 docenti universitari di tutta Italia per chiedere un ripensamento sul progetto. Nel vuoto anche l’ultima lettera aperta rivolta a Monti, firmata da 360 professori e tecnici, e persino l’appello al dialogo invocato da don Luigi Ciotti, che chiede invano al governo di trovare il coraggio di discutere finalmente un’opera così fortemente contrastata.
Con il suo perentorio “no”, perfettamente in linea con quello espresso dal premier Monti, Napolitano fa suonare le campane a morto sulla valle di Susa, ignorando deliberatamente l’esasperata domanda di ascolto che sale da una comunità alpina che si sente pericolosamente abbandonata dalla politica e dalle istituzioni. Se infatti il capo dello Stato si schermisce, sostenendo che l’analisi sulla Torino-Lione non è di sua competenza, il Quirinale sceglie di non affrontare il problema principale, che non riguarda la discussione sulle grandi infrastrutture ma innanzitutto la sovranità democratica dei territori e i diritti di cittadinanza sanciti dalla Costituzione di cui è garante. Con il suo gran rifiuto, Napolitano scava un altro fossato invalicabile tra politica e società civile, condannando all’esilio la comunità italiana residente in valle di Susa.
L’isolamento della valle “ribelle” è stata sempre l’unica vera carta giocata dalla potente lobby che vuole imporre la Torino-Lione contro ogni ragionevolezza e senza mai neppure provare a giustificarla. Tanta cieca ostinazione, dice Marco Travaglio, non può che suggerire il sospetto che, “dietro”, ci sia una verità così imbarazzante da non poter essere confessata, tantomeno nel sereno dibattito che da vent’anni la valle di Susa invoca inutilmente, e che viene negato ancora una volta persino ora, di fronte al dramma della crisi che si abbatte sulle fasce deboli e minaccia direttamente il tenore di vita delle classi medie. Mario Monti rinuncia alla scorpacciata olimpica di “Roma 2020”, ma non alla Torino-Lione. E senza premurarsi di dare spiegazioni.
Perché volere a tutti i costi la nuova linea veloce accanto all’attuale ferrovia internazionale valsusina, che è deserta perché non c’è più ombra di traffico merci fra Italia e Francia? Pierluigi Bersani, capo di quello che è ora il primo partito italiano, il 2 marzo ha fatto letteralmente scena muta nello studio televisivo di Michele Santoro. E l’architetto Mario Virano, anch’esso di provenienza ex-Pci, messo a capo dell’Osservatorio-Tav che si è rifiutato sistematicamente di ascoltare la voce dei sindaci contrari al progetto, intervistato da Lucia Annunziata ha evitato accuratamente di citare il documento dei 360 professori che spiegano perché la Torino-Lione sarebbe un pessimo affare. Semplicemente, in questa vertenza, la verità sembra non possa avere cittadinanza.
Le televisioni colonizzate dalla politica e i grandi giornali, i cui editori sono vicinissimi alla potente cordata pro-Tav, hanno eretto un granitico muro per isolare la valle di Susa, di fatto disinformando l’opinione pubblica e cogliendo ogni occasione per criminalizzare la protesta. I valsusini lo sanno: per far valere i loro diritti non potranno contare né su Bersani né su Monti, e neppure su Piero Fassino che pure in val Susa è nato; come il suo predecessore, Sergio Chiamparino, il sindaco torinese è schierato con le banche e la grande industria per imporre ad ogni costo il maxi-cantiere, finanziato con denaro pubblico destinato ad arricchire, a spese di tutti, la “casta” dei grandi costruttori e dei loro sponsor. Totalmente allineata anche la Lega Nord, quella di “padroni a casa nostra”, così come il Pdl e il famoso “centro”, rappresentato da partiti del 4% che oggi, stando ai sondaggi, tornerebbe a votare soltanto un italiano su due.
«Fermate la guerra contro la valle di Susa», ha chiesto Paolo Ferrero. Inutilmente: se persino il presidente della Repubblica rifiuta qualsiasi dialogo, significa che la “guerra” continua. La situazione, avverte Gad Lerner, potrebbe anche farsi pericolosa. Tanta esasperazione nasce comunque dall’isolamento ingiustamente imposto alla valle, aggiunge Furio Colombo. Eppure, la strategia non cambia: obiettivo, fiaccare la protesta e sfinire i No-Tav, costringendo la valle di Susa alla rassegnazione. E’ una linea che procede invariata da vent’anni, e che finora non ha dato frutti. Non solo la valle di Susa non ha ceduto, ma ora è riuscita a incassare la straordinaria solidarietà di milioni di italiani, gli stessi che votarono nel giugno scorso i referendum per i beni comuni: oggi, grazie alla tenace resistenza dei valsusini, hanno perfettamente capito che la vera posta in gioco non è la valle da Susa, ma l’Italia. E sanno che a chiudere la partita non sarà certo il “governo dei banchieri”, né questo Parlamento disposto a giurare che “Ruby” fosse la nipote di Mubarak.
Libre idee.org

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