Pubblicato da: italiaintelligente | 12 maggio 2012

No ai banchieri: nonostante l’Italia, l’Europa s’è desta?

Scritto il 25/4/12 da libere idee
Nonostante il tragicomico Bersani, che tenta di festeggiare Hollande quando i socialisti in Francia propongono l’esatto contrario della politica del Pd in Italia – cioè il “no” all’Europa del rigore, che impoverisce tutti tranne i ricchi e i banchieri – proprio il fronte “no-euro” potrebbe presto diventare il primo “partito”, nell’Europa piegata dalla crisi. A partire dai francesi, gli elettori si schierano contro le politiche dell’Unione Europea, la moneta unica e le ricette della banca centrale. Mentre in Italia i vecchi partiti sigillano il “grande sonno” nella cassaforte politica di Mario Monti, il resto dell’Europa sembra finalmente svegliarsi: in Olanda e Repubblica Ceca il governo è caduto in mancanza di un accordo “lacrime e sangue” come quello italiano, la Polonia in fase di crescita si guarda bene dall’adottare l’euro e persino nel Regno Unito, che non ha mai rinunciato alla sterlina, vola nei sondaggi il partito che chiede l’uscita dall’Unione Europea, mentre l’austerità fa crollare i consensi del governo Cameron.
Il patto di stabilità europea – scrive Gad Lerner – sembra destinato ad andare a rotoli prima ancora di entrare in vigore il prossimo 13 giugno, per manifesta impossibilità di rispettarlo da parte di molti paesi membri dell’Ue. Il vento sta cambiando, avverte un editorialista come Vittorio Zucconi, di “Repubblica”, anche se l’Italia resta a guardare: «Abbiamo un governo indicato dallo spread e nominato dal Presidente della Repubblica», scrive Giorgio Cremaschi su “Micromega”, ricordando che fu proprio il capo dello Stato «a negare il ricorso alle urne dopo il crollo di Berlusconi». Da noi, aggiunge Lerner, in passato solo la Lega Nord si era schierata contro la moneta unica, «ma il buco provocato dagli scandali del Carroccio è stato subito riempito da Beppe Grillo: il suo risultato alle amministrative sarà un test interessante per capire quanto sia profondo l’astio verso l’euro anche nel nostro paese».
Il punto è che l’Europa intera ha bisogno di un radicale cambio di politiche, ammette Emilio Carvenali sempre su “Micromega”: lo dicono perfino molti esponenti della destra europea. «In Italia, ad esempio, Giulio Tremonti ha dichiarato esplicitamente che avrebbe votato per Hollande», mentre Guido Crosetto del Pdl, ai margini del primo turno francese, ha commentato: «Ho sempre pensato di essere un liberale e mi trovo a sperare nella vittoria di Hollande per non morire tedesco-montiano». Ma nelle prossime due settimane, aggiunge Carnevali, non ci sarà solo il ballottaggio in Francia: si terranno anche le legislative in Grecia, le regionali in due länder tedeschi e le amministrative in Italia. «Dopo quel giorno, la “grande isolata” nel vecchio continente potrebbe essere la cancelliera Angela Merkel. E con lei le politiche di austerity che stanno conducendo l’Europa verso la catastrofe».
La Francia, osserva Cremaschi, ha votato contro Sarkozy ma è come se avesse bocciato anche Monti e Napolitano, sostenitori dell’austerity decretata dall’Europa delle banche: «Le elezioni francesi infatti sono avvenute all’insegna della messa in discussione dell’innalzamento dell’età pensionabile, della flessibilità del lavoro, delle delocalizzazioni, e – ultimo ma non da ultimo – del pareggio di bilancio e dell’accordo di rigore e austerità che, con il nome di fiscal compact, sta imprigionando nella catastrofe economica tutta l’Europa». Mentre lo spread torna a risalire, ogni crisi politica diventa occasione per speculazioni finanziarie: «O vota lo spread, o votano i cittadini: questa è l’alternativa secca che oggi è di fronte ai popoli europei». Per cui: «Il peccato originale del governo Monti e della scelta del presidente delle Repubblica può essere rimosso quindi solo ripristinando la democrazia e mandando a casa una classe politica che si è piegata ai voti della finanza».

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