Pubblicato da: italiaintelligente | 28 settembre 2012

Barnard: politica della carenza, dobbiamo tornare sudditi

Ci stanno uccidendo, deliberatamente: quella che sembra una crisi accidentale, Paolo Barnard la definisce “politica della carenza”. Un piano prestabilito: con nomi e cognomi, mandanti, moventi, procedure concordate. «Parlo di ciò che colpisce al cuore i diritti umani e la dignità umana riscattati dopo 5.000 anni di abietta schiavitù in Europa». Incredibile ma vero. Peccato che le “sentinelle” dell’Occidente, gli intellettuali, non lo vogliano ammettere: la stragrande maggioranza di loro «sceglie di ignorare gli aspetti più micidiali della recente evoluzione storico-economica europea per un motivo che non è sempre convenienza o asservimento a un potere, ma è qualcosa di molto più umano: terrore». Molti studiosi «si fanno prendere dal panico», causato dal fatto che in effetti «le cose stanno veramente come noi diciamo». Loro non sono equipaggiati per affrontarle, e la violenza della loro reazione – siamo complottisti, pagliacci, prezzolati, dementi – è proporzionale a quel terrore».

«Ciò che tutti voi state osservando come crisi dell’euro, crescente disoccupazione, pressione per aumentare la produttività diminuendo i redditi, tagli alle spese sociali e aumenti delle tasse, fallimenti aziendali a catena, montante insicurezza economica, crescente e inaudita povertà, perdita di sovranità di Stati e parlamenti – le Austerità in altre parole – non è altro che la veste attuale di un’evoluzione micidiale del Vecchio Continente che io chiamo la Politica della Carenza», scrive Barnard sul suo sito il 25 settembre 2012. Un’aberrazione pianificata, che «trova le sue radici nel lavoro di uomini legati a doppia mandata al Vaticano negli anni ’30, e oggi è fermamente nelle mani dell’Opus Dei e dei maggiori ‘rentiers’ europei». “Politica della carenza”: «E’ un mostro, di gran lunga peggiore del fascismo, perché essa ha compiuto il prodigio dell’essere supinamente accettata da 27 Stati sovrani e da milioni di persone senza necessitare l’uso di armi o di squadre della morte, e i danni che sta portando sono immensamente superiori al fascismo».

Basti pensare che le perdite finanziarie della disoccupazione negli ultimi vent’anni superano quelle di tutte le guerre della storia. E mentre la guerra nazifascista è identificata con l’orrore, la “politica della carenza” è vista e propagandata come virtù economica, «e la gente ci casca». Nel delirante saggio politico “La fine della storia”, il neoconservatore americano Francis Fukuyama pensò che col crollo dell’Urss la partita della storia fosse stata vinta del capitalismo del libero mercato, quello dei consumi in veste democratica. Oltre al cosiddetto “scontro di civiltà” promosso dall’islamismo radicale alla fine degli anni ’80, aggiunge Barnard, Fukuyama «non ha saputo vedere quale abisso di oscurantismo si stava aprendo in Europa», abisso «che avrebbe portato all’attuale Eurozona e alla crisi di cui tutti siamo preda». Cos’è accaduto esattamente? Barnard lo ha scritto nel saggio “Il Più Grande Crimine”: dopo l’avvento della democrazia e il conseguente riscatto di enormi masse verso un’esistenza più agiata e tutelata da diritti, l’obiettivo primario delle élites neomercantili, finanziarie e maxi-industriali, è diventato quello di tornare a sottomettere le masse.

Decisivo il ruolo dei grandi “rentiers” europei, gli apparati di potere che per “diritto divino” estraevano immense ricchezze dal lavoro altrui. Missione: “punire” quelle masse immense di esseri umani che, «da poco più che mandrie di semi-animali totalmente asservite ai lussi dei “rentiers”», con l’avvento dello Stato democratico «avevano acquisito istruzione, diritti, e soprattutto avevano assaggiato l’agio dei consumi». Questo, dice Barnard, i “rentiers”, non l’accettarono mai, perché è ovvio che se la persona acquisisce i mezzi per rivendicare una fetta della ricchezza comune, e se queste persone divengono centinaia di milioni, la fetta di ricchezza che non andrà più ai “rentiers” è enorme, e a loro questo non andò mai giù. E non solo: «Questi cittadini erano divenuti “arroganti”, ardivano reclamare sempre più diritti con sempre maggiori risorse». E i “rentiers” si chiesero, allarmati: «Ma di questo passo che ne sarà di noi?».

Tra gli eterni poteri forti messi improvvisamente in pericolo dall’avvento della libertà garantita dalla democrazia, c’era lo stesso Vaticano, che «vide sciami di fedeli staccarsi dai suoi ignobili ricatti superstiziosi, quindi dal suo controllo, proprio perché quelle persone stavano acquisendo una sicurezza economica e un’istruzione superiori al passato». Era finita l’epoca in cui la parola del parroco era ancora decisiva per essere assunti magari come braccianti presso un latifondista, il che equivaleva alla sottomissione in schiavitù di milioni di famiglie alla Chiesa. «Era finita l’epoca in cui l’ignoranza, sorella della povertà, spingeva centinaia di milioni di esseri umani a subire senza fiatare le ignobili angherie della vampiresche élites benedette dal diritto divino sancito dai Papi».

Questi cambiamenti epocali a svantaggio dei “rentiers” e della Chiesa più retriva, aggiunge Barnard, avevano ricevuto un impulso formidabile dall’illuminismo e dal socialismo, dal relativismo e dalle altre correnti di pensiero europee, ma in epoca più recente anche da un’altra formidabile fucina sociale: gli Stati Uniti d’America. «Negli Usa il capitalismo dei consumi era divenuto un volano di una potenza incontenibile». Il “sogno americano”: quello della famiglia che ha lavoro, casa, ferie, tv, shopping, svaghi, sport e che promette alle generazioni successive di avere sempre di più. «Sappiamo che questo schermo nascondeva un’avidità mostruosa di profitti delle corporations, una democrazia di plastica e parrucchini, e imprese coloniali intrise di sangue nel Terzo Mondo». Ma attenzione: «Il capitalista americano doveva per necessità concedere alle masse almeno una cosa: sufficiente agio e democrazia affinché queste spendessero, oliando così una portentosa macchina di produzione, consumi e profitti».

Le parole chiave sono “sufficiente agio” e “democrazia”. «Esattamente ciò in cui i “rentiers” e il Vaticano videro l’origine del loro incontenibile declino fra l’inizio del ‘900 e il boom del dopoguerra». Così, «presero ad odiare il modello americano, e a pensare a come distruggerlo qui in Europa, dove si era affermato in modo totale». L’idea era semplice: riportare le masse europee a uno stato di povertà e carenza di diritti tale da ridurle alla sottomissione, quell’ordine sociale perduto ormai da decenni. Bisognava trovare il modo di costringere intere nazioni alla “singola ideologia del sacrificio”, a una deflazione dell’economia su scala gigantesca, là dove si sarebbero ricreati gli “eserciti di riserva dei disoccupati”, con la creazione di sacche di nuova povertà su scala inaudita, e dove il mondo ideale degli economisti neo-agrari avrebbe trionfato. Quel mondo dove i governi sono cartoline di rappresentanza privi di ogni potere reale, e dove non esiste la moneta nelle mani dello Stato, perché tutto si regola magicamente negli equilibri dei mercati. Ed ecco nascere la “politica della carenza”.

«Come si schiacciano milioni di persone sotto un volere e sotto interessi che esse non hanno mai votato e che le penalizzano a favore di pochi privilegiati? Con una psicosi di massa, semplice». Gli anni dal 1950 al 1989, ricorda Barnard, sfornarono le psicosi del pericolo rosso sovietico, la Guerra Fredda, la strategia della tensione in Italia, poi quelle delle guerre balcaniche, poi quelle delle epidemie di massa come Aids, Sars, Aviaria, Mucca Pazza, per finire con la fobia della Jihad planetaria di Al-Qaeda. «Era nata la Politica della Paura, dove i consensi e quindi la sottomissione di intere popolazioni contro i loro reali interessi venivano ottenuti perché gli elettori, preda di ansie mediatiche, si arrendevano alla promessa di “protezione” dei partiti forti». Il complesso militare-industriale, il mostro della farmaceutica, la colonizzazione neoliberista dell’Est Europa, la fine dei diritti civili in molti paesi avanzati: il piano si è propagato con velocità fulminea sotto i nostri nasi.

«I “rentiers” e il Vaticano – continua Barnard – capirono già dagli anni ’30 che la via più efficace per riconquistare il mondo feudale perduto – milioni di esseri umani intimoriti e indifesi per mancanza di reddito e quindi di diritti, da guidare alla sottomissione più abietta – era di creare un’altra psicosi di massa». Ed ecco allora la madre di tutte le paure: la psicosi della crisi. Una crisi «enorme, talmente travolgente da costringere alla resa anche gli Stati stessi», pronti a proclamare l’inevitabilità del suicidio, sotto forma di “sacrifici”, senza più neppure l’elementare autodifesa costituita da una moneta sovrana per sostenere la popolazione. L’operazione-crisi, secondo Barnard, ha richiesto 70 anni di lavoro. «Gli strumenti per creare la crisi, quella crisi immensa e travolgente, furono identificati nell’economia monetaria». Obiettivo: «Innescare la disintegrazione dell’economia di quei Paesi senza possibilità di riscatto». Strumenti: togliere allo Stato il potere di emettere la sua moneta, costringere lo Stato a farsela prestare dai grandi capitali privati, togliere alle banche centrali degli Stati il potere di garantire la spesa dei governi per cittadini e aziende. E ancora: imporre la regola dei pareggi di bilancio agli Stati che avevano alti debiti, lasciando così a secco tutto il settore produttivo e dei redditi. E poi deregolamentare le banche e lasciarle organizzare fare truffe colossali.

Per Barnard è in atto «una carneficina economica epocale, una crisi epocale». Dalla crisi, che oggi viviamo sulla nostra pelle, nasce la psicosi. La sua applicazione? la “politica della carenza”. «C’è la crisi degli spread. La crisi dell’euro. La crisi delle banche fallite, la crisi dei mercati, la crisi del debito, la crisi del deficit». La crisi non dà lavoro, distrugge aziende, abbassa gli stipendi e alza le tasse. La crisi richiede sacrifici, manda a spasso gli operai, nega il lavoro ai giovani e chiude i rubinetti dei crediti. «La crisi è ovunque, la crisi non si ferma, la crisi ti fa rassegnare, la crisi non sai come prenderla, non la capisci, è più grande di te». La crisi crea carenza: «Non c’è lavoro, non c’è liquidità, non ci sono spese pubbliche, si deve risparmiare, non ci sono investimenti, non ci sono case a prezzi umani, non ci sono mutui, non ci sono crediti, non ci sono quindi consumi, non ci sono profitti per le piccole imprese, non ci sono redditi sufficienti, e non ci sono alternative».

Una catastrofe: «C’è carenza, e tu non ti puoi licenziare da un posto di lavoro infame a tempo determinato a 890 euro, o da un posto di lavoro infame dove ti spremono la vita umiliandoti, c’è carenza di lavoro». Non possiamo salvare dalla disoccupazione le famiglie dei lavoratori Fiat o Alcoa e spedire al macero le rispettive aziende con un New Deal di stampo rooseveltiano, perché c’è carenza nelle casse dello Stato, che non ha neppure più la sua moneta. «Non puoi evitare di indebitarti per fare quella risonanza magnetica urgente, perché c’è carenza di servizi». Oppure «non puoi pagare i tuoi operai», perché «c’è carenza di crediti». E ovviamente «non puoi sposarti», dato che «c’è carenza di mutui per un reddito come il tuo». Va da sé: non puoi neppure protestare, perché «c’è carenza in casa tua e se perdi quel poco che hai sei finito. E hai paura».

Dramma quotidiano: «Hai paura che anche quel poco che c’è può sparire. Ti dicono che devi accettare il “risanamento”, sai che ti fa morire ma lo accetti per paura, perché c’è carenza, e non sai come girarti». La crisi ti assilla, e se peggiora? «Ti propongono la “chemioeconomia”, la accetti per paura della carenza». Un tunnel: si chiama “spirale della deflazione economica imposta”. Un vicolo cieco, «che porta dritti al feudalesimo dei diritti e dei redditi». La Grecia di oggi: 450.000 bambini denutriti e gente che si scalda d’inverno nell’auto dei vicini col diesel rubato dai camion, manco fossimo a Calcutta. Ci propongono la morte delle prerogative di tutela dello Stato? Accettiamo anche quelle, perché c’è carenza. «Lo Stato stesso l’accetta, per la carenza, come accaduto alla Repubblica Italiana l’11 novembre 2011, dove la carenza di compratori dei nostri titoli di Stato, causata unicamente dall’euro, ha imposto un rovesciamento di un governo eletto e l’esautorazione di Camera e Senato».

Barnard non ha dubbi: «La carenza economica ti ricatta, e se diventa come oggi un’epidemia continentale ti annienta la testa. Lo ripeto: ti obbligano ad accettare l’inimmaginabile reso plausibile. Il tuo Parlamento sta seduto ad aspettare che la tua finanziaria sia letta e approvata da gente che sta all’estero, poi e solo poi può balbettare qualcosa (Fiscal Compact). Il tuo Stato deve indebitarsi con le banche per dare miliardi a un fondo da cui gli verranno prestiti che dovrà ripagare spremendo a sangue i cittadini e le aziende». E cioè: dobbiamo fare un debito per comprare la mazza con cui ci spaccheranno le ginocchia: è il Mes, il Meccanismo Europeo di Stabilità. L’Ert, vale a dire «una lobby di un centinaio di “rentiers”», scrive la regola secondo cui l’Italia sarà “approvata” dai mercati «solo se i risparmi saranno trovati nella sanità e nelle pensioni». E anche questa regola diventa legge italiana: è l’Europact.

«Abbiamo accettato l’inimmaginabile reso plausibile perché c’è carenza. Stiamo impoverendo il Paese verso un’economia kosovara, verso il sogno dei “rentiers” e del Vaticano, perché c’è carenza, e l’accettiamo perché la carenza non ci dà alternative», insiste Barnard. «Ciò che le élites dei “rentiers” e dei servi dell’Opus Dei hanno creato in Europa è precisamente un percorso di ritorno a condizioni di tale tracollo economico da riportare milioni di persone all’abbruttimento e alla paura delle epoche feudali». La “politica della carenza” – conclude Barnard – non è più neoliberismo: è neo-feudalesimo. «E’ oggi la forza dominante di tutto ciò che voi persone conoscete come Unione Europea, come governi tecnici, come “risanamento”». La devastazione che essa mira a portare fra centinaia di milioni di famiglie degne e ignare ha appena ora iniziato a far sentire i propri fetidi morsi con le austerity. «Non si fermeranno davanti a nulla», a meno che quei milioni di famiglie rompano la maledizione dell’ignoranza su cui i “rentiers” contano per distruggerle e si ribellino. «L’Illuminismo ci riuscì 250 anni fa».

 

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