Pubblicato da: italiaintelligente | 13 ottobre 2012

Picchiare i minorenni è reato, il governo Monti non lo sa?

Libere idee:

Picchiare i minorenni è reato, il governo Monti non lo sa?

«Giù le mani dai minorenni», pestati senza complimenti dalla polizia a Torino e Milano alle manifestazioni studentesche del 5 ottobre. In caso di cortei, protesta la psicologa Barbara Collevecchio, gli agenti andrebbero obbligati a dotarsi di cartellino identificativo, per una ragione di civiltà: «Le violenze contro i minorenni in famiglia sono severamente punite: è inaccettabile che organi dello Stato picchino selvaggiamente con manganellate studenti minorenni delle scuole». Aggiunge la psicologa: «Non importa cosa abbia fatto il minorenne: un padre o una madre non prendono a manganellate il figlio quindicenne se si comporta male, è inammissibile e punito per legge. Se anche mio figlio mi rompesse una porta a calci, io non sono – neppure come madre – in diritto di punirlo con manganellate e violenza fisica. Gli adolescenti si educano, non si manganellano».

Si chiama “A mani ferme” la campagna lanciata da “Save the children” per proteggere i bambini dalle punizioni corporali e diffondere fra i genitori modelli educativi non-violenti. Realizzata in collaborazione con la Società italiana di pediatria e l’Associazione nazionale dei pedagogisti italiani, fa parte delle iniziative organizzate nell’ambito del progetto europeo “Educate, do not punish”. «Cosa facciamo? Lottiamo per reprimere le violenze casalinghe sui minori ma permettiamo che lo Stato usi violenza su di loro?», si domanda Barbara Collevecchio, blogger del “Fatto Quotidiano”. Che insiste: quella del 5 ottobre era una manifestazione di ragazzi giovanissimi e minori, chi di dovere ne era a conoscenza. «Come madre, come psicologa , come cittadina chiedo e vi prego di chiedere a gran voce che le forze dell’ordine siano obbligate al tesserino di riconoscimento. Se tuo figlio di 15 anni tornasse a casa manganellato o finisse in ospedale, cosa faresti? Denuncia su ignoti?».

Per Barbara Collevecchio il disagio va ascoltato, tanto più se viene da parte di un ragazzo o un bambino: «Per nessun motivo al mondo è giustificabile compiere violenza su un essere umano in via di sviluppo». Cosa dice la legge? Ovvero: che cosa succede a chi commette atti di violenza isolati, o comunque non continuativi, nei confronti di una persona di famiglia? «Chiunque picchi una persona commette il reato di percosse, punito a querela della vittima con la reclusione fino a 6 mesi o con la multa fino a lire 600.000». Se poi dal comportamento violento deriva una malattia del corpo o della mente, il reato previsto è quello di lesioni personali punito più gravemente, soprattutto se le lesioni hanno una durata superiore ai 20 giorni e se si tratta di lesioni gravi o gravissime. Percosse e lesioni personali costituiscono «delitti che offendono l’integrità fisica o psichica della persona».

Coi reati sui minori, la legge non scherza: se le percosse possono valere fino a sei mesi di galera, le lesioni personali con conseguenze piscofisiche – articolo 582 del codice penale – nei casi più gravi prevedono una condanna fino a tre anni di reclusione. Se poi questi reati vengono inflitti a dei minori, le pene si aggravano. «Gli studenti minorenni vanno tutelati», aggiunge Barbara Collevecchio, e inoltre «le manifestazioni sono lecite» e rappresentano «una forma di democrazia che non può essere messa in discussione». Qualche manifestante ha lanciato uova e imbrattato muri? «Rispondo: se vostro figlio minorenne vi imbratta un muro di casa o vi tira un uovo, voi lo prendete a bastonate?». Silenzio totale dal governo Monti, responsabile della gestione della polizia antisommossa, e dalle forze parlamentari che lo sostengono: Pd e Pdl sono generalmente “garantisti” coi tangentocrati, non con gli studenti. Neppure quelli minorenni.

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