Pubblicato da: italiaintelligente | 18 ottobre 2012

Le minacce di un eminente neo-maltusiano: «Riducete drasticamente la popolazione umana o ci saranno grandi decimazioni» L’ABERRAZIONE EUGENETICA DI PAUL EHRLICH

PORTIAMO ALL’ATTENZIONE DI TUTTI I LETTORI L’ABERRAZIONE EUGENETICA DI PAUL EHRLICH , VEDETE COME RAGIONA E COME SI PROPONE DI VOLER STERMINARE LA POPOLAZIONE MONDIALE
SA DEFENZA

Jurriaan Maessen

All’interno di un resoconto pubblicato lo scorso aprile dalla Royal Society ed intitolato La popolazione ed il Pianeta, la suddetta società elitaria di base nel Regno Unito ha invocato delle massicce riduzioni della popolazione e la de-industrializzazione dell’occidente. Benchè avvolto di eufemismi, il resoconto non è riuscito a nascondere le proprie ignobili intenzioni nascoste.

Fra le «raccomandazioni prioritarie» la ricerca ha proposto numerosi interventi analoghi a quello recentemente messo a punto dal MIT nel quale si invoca, in osservanza ai modelli elaborati ed alle previsioni, una drastica riduzione della popolazione.

Subito dopo che la Royal Society ha diffuso questa sua richiestaaffinchè avvegano maggiori decessi e vengano costruite delle megalopoli, si è fatto sentire col peso di un rigurgito dei suoi deliri eugenetici niente popodimeno che Paul Ehrlich. Il Guardian riferisce che Ehrlich – che ha contribuito al resoconto – ne sposa entusiasticamente le conclusioni. In particolare, relativamente alla redistribuzione della ricchezza, Ehrlich è abbastanza franco nell’esporre il proprio pensiero:

«Essi (popolazione e risorse) si moltiplicano insieme. Devi gestirle insieme. Abbiamo troppi consumi da parte dei ricchi e troppo pochi da parte dei poveri, il che implica la terribile cosa che in qualche maniera dovremo fare e che consiste nel redistribuire l’accesso alle risorse spostandole dai ricchi verso i poveri».

«La vostra sicurezza dipende dal vostro stile di vita» afferma Ehrlich, che prosegue: «Proponiamo 1,5 massimo 2 miliardi di persone perchè, in questo modo, si potranno avere delle megalopoli e una terra in condizioni naturali, incontaminata [ wilderness, termine ambiguo, facilmente traducibile con deserto e giungla è invece qui usato nell’accezione opposta di terra lasciata in condizioni naturali, coperta di verde… in questo senso incontaminata viene quindi contrapposta allemegalopoli. Più avanti verrà infatti specificato che nella wildernessvivrà l’elite, il bulkl’ingrosso – vivrà nelle megalopoli, ndt].

«Se vogliamo un mondo di polli da batteria, con ognuno che ha un minimo di spazio e di cibo giusto per resistere a livello di sopravvivenza, allora si potrebbe reggere anche sul lungo periodo con 4 o 5 miliardi di persone. Ma ce ne sono già 7. Dunque dobbiamo dare un taglio alla popolazione mondiale umanamente ed il più rapidamente possibile».

Quindi Ehrlich tocca le corde della paura con ulteriori, velate minacce di morte:

«La questione è: possiamo andare oltre [i 4 o 5 miliardi] senza una catastrofe? Senza una piaga di dimensioni mondiali od una guerra nucleare fra Pakistan ed India? Se continuiamo a crescere al ritmo attuale ci saranno vari tipi di disastri. Alcuni saranno dei disastri al rallentatore – ad esempio un numero sempre crescente di affamati – od epidemie sconvolgenti perchè più persone ci sono più aumenta la probabilità che alcuni virus strani passino dagli animali alla popolazione umana ed allora ci sarà una colossale decimazione».

Vediamo ora alcune delle conclusioni alle quali giunge l’articolo della Royal Society:

«Le economie più sviluppate e quelle emergenti devono stabilizzare, e successivamente ridurre, i propri livelli di consumo ricorrendo ad eccezionali miglioramenti nell’efficienza dell’uso delle risorse e miglioramenti che dovranno includere la riduzione degli sprechi. Dovranno aumentare gli investimenti in risorse, tecnologie ed infrastrutture sostenibili con un sistematico distacco delle attività economiche dall’impatto ambientale».

Quello che la Royal Society indica con le parole «Sistematico distacco delle attività economiche dall’impatto ambientale», è di fatto una riformulazione del piano contenuto nell’Agenda 21 volto a de-industrializzare gradualmente l’Occidente creando parallelamente delle megalopoli nelle quali la massa – bulk – della popolazione mondiale possa essere tenuta segregata per essere più governabile. È quello che la Royal Society indica anche con: «il potenziale per la urbanizzazione volto alla riduzione dei consumi materiali».

All’interno di una dichiarazione diffusa da «Planet Under Pressure» – in preparazione per l’Earth Summit del 2012 – numerosi scienziati hanno fatto un appello a favore di città più popolate, con lo scopo di contenerela crescita della popolazione [esperimenti su cavie ed altre specie hanno dimostrato ad nauseam che con il solo sovraffollamento si scatenano: disturbi psicosomatici, nevrosi, violenza ed omosessualità; vedere il recente articolo del direttore in merito, ndt]. Se vi chiedete se l’Agenda 21 non sia per caso il Mein Kampf dei giorni nostri, prendete in considerazione quest’altra ammissione che ci viene sbattuta in faccia da quest’ennesimo biocrate, maniaco patentato del controllo.

Stando ad un articolo della MSNBC, uno degli scienziati, nel mentre discuteva della popolazione mondiale, ha affermato:

«Di sicuro non vogliamo che le masse se ne vadano in giro con comodo a godersi la campagna. Vogliamo che risparmino terreno per coltivare e quindi se ne stiano vicini uno all’altro».

Ribadendo che le popolazioni mondiali dovranno essere tenute imprigionate nella confusione delle megalopoli, l’élite si rende conto che se vuole controllare in modo valido «il bestiame», occorrono dei muri, e muri ben spessi e si rende conto che costruendo questi muri sarà più facile far andare le masse dove l’élite desidera.

Michail Fragkias – scienziato coinvolto nel «Planet under Pressure» – ha dichiarato alla MSNBC che «la risposta (alla crescita della popolazione) è: città più affollate».

Afferma Fragkias: «Se le città si sviluppassero in altezza piuttosto che in larghezza, sarebbe ben più preferibile e meno dannoso per l’ambiente».

Chi ne sa qualcosa di storia sa che la creazione delle megalopoli nelle quali le masse sono accerchiate e rinchiuse è identica al principio nazista del «ghetto» quale mezzo di gestione delle masse. Qualunque studente di storia sa anche cosa accade alle masse poco dopo.

Alcuni degli organizzatori di «Planet under Pressure» basano il loro appello sul concetto che (come umanità) siamo entrati nell’«Anthropocene»: la nuova era geologica nella quale le forze che dirigono i meccanismi geologici e metereologici sono gli esseri umani e non le condizioni naturali.

Durante la conferenza, Martin Rees – della Royal Society – citando un sito web dedicato all’Anthropocene ha dichiarato – come riferito dall’agenzia stampa AFP – quanto segue:

«Questo è un secolo speciale per la storia del Pianeta Terra. È il primo nel quale una specie – la nostra – ha nelle proprie mani il futuro del pianeta. Abbiamo inventato una nuova era: l’Anthropocene».

Gli ha fatto eco un altro scienziato, un professore dell’Università del Colorado, che recentemente con ha ricordato questa nuova eranell’ambito di un invito al controllo demografico:

«Gli scienziati ora parlano degli aumentati bisogni dell’umanità e dell’aumentato impatto sul globo come di un qualcosa che ci ha fatto entrare in una nuova era geologica: l’Anthropocene. Una appropriazione delle risorse del Pianeta così arrogante e distruttiva può essere descritta solo come: genocidio fra specie»

Ma il professore prosegue: «Condizione necessaria (ma non sufficiente) per impedire un cambiamento climatico catastrofico è il metter fine alla crescita della popolazione umana. Non c’è dubbio che per impedire la catastrofe del cambiamento climatico sarà necessaria una significativa riduzione del numero degli esseri umani».

La proposta di città compattate, piene fino all’orlo di esseri umani, è parte del piano di depopolazione dell’ONU. All’interno di queste megalopoli, si permetterà agli umani di usare la tecnologia RFID, in modo da tenerli sempre sotto controllo. Il resto del mondo, lawilderness – la campagna verde in condizione naturale – è riservata all’élite.

A parte la proposta di città più popolate, che ci riporta proprio a quello che Ehrlich ha definito «un mondo da polli da batteria», il resoconto della Royal Society per il mese di aprile di quest’anno ha evidenziato anche che «i programmi di salute della riproduzione e di pianificazione famigliare volontaria richiedono urgentemente una guida politica ed una partecipazione finanziaria, sia a livello nazionale che internazionale. Ciò è necessario per abbattere il trend del tasso di fertilità, soprattutto in quelle nazioni dove è alto il bisogno non soddisfatto di contraccezione».

«Salute della riproduzione» è un termine abilmente ampio e vago che include l’aborto (sia pre che post-natale ), i farmaci anti-fertilità ed altri metodi per l’eliminazione delle nascite. L’analisi della Royal Society fa risorgere dalle ceneri il vecchio ritornello che il danno per la Terra è costituito dalla popolazione mondiale e quindi, affinchè il pianeta sopravviva, se ne deve ridurre il numero. Benchè l’analisi dichiari che «la storia ha già dimostrato come la crescita della popolazione rallenti da sé senza bisogno di forzature esterne», prosegue affermando che «fare presto è fondamentale» e che «prima scenderà l’alto tasso di fertilità prima ci lasceremo il picco alle spalle. Le scelte politiche e gli investimenti che saranno fatti nei prossimi decenni influenzeranno se nel prossimo secolo la popolazione mondiale si muoverà verso il limite superiore od inferiore delle proiezioni».

Ed ecco un’altra raccomandazione fondamentale: «Popolazione ed ambiente non devono essere trattati come due temi distinti. I cambiamenti demografici – e le influenze su di essi – vanno introdotti insieme alle discussioni ed alle progettazioni economiche ed ambientalistiche nelle riunioni internazionali quali la Conferenza di Rio+20 sullo Sviluppo Sostenibile e le successive conferenze ».

L’analisi sottolinea anche che l’educazione andrebbe interamente messa sotto il controllo dell’ONU:

«Al fine di conseguire quegli obbiettivi precedentemente concordati relativi all’educazione universale, quelli che operano le scelte politiche delle nazioni con bassa scolarità dovranno operare in collaborazione con fondi ed organizzazioni internazionali quali: UNESCO, UNFPA, UNICEF, FMI [Fondo Monetario Internazionale], World Bank [Banca Mondiale] ed Education for All. Per conseguire un’educazione primaria e secondaria di alto livello per i giovani di tutto il mondo, garantendo uguali opportunità per ragazzi e ragazze, dovranno essere abbattute tutte le barriere, finanziarie e non».

Nel 2004, Roger Dittmann – professore emerito di fisica alla California State University – ha affermato che devono essere portate avanti tutte le politiche contenute nell’Agenda 21 miranti alla riduzione della popolazione mondiale ed al suo controllo, aggiungendo entusiasticamente: «La Grande Decimazione è già iniziata».

Dittmann, nelle sue presentazioni intitolate« Sviluppo Sostenibile, Nuovo Ordine Scientifico Internazionale e Riforma dell’ONU», ci fornisce la propria definizione di «sviluppo sostenibile»:

Dittmann spiega a pag. 14 delle note alla propria lettura: «Sviluppo sostenibile è lo sviluppo economico (e di altro tipo) che porta alla riduzione della popolazione verso quel livello ottimale per massimizzarela qualità della vita. Ad esempio, un benevolo sviluppo ambientale riduce il tasso di natalità».

Ed è poco più avanti, a pag. 17, che il professore emerito afferma apertamente: «La Grande Decimazione è già iniziata».

Non c’è quindi da stupirsi se a pag. 18 il professore propone, per facilitare una simile massiccia «decimazione», un governo mondiale che garantisca che le direttive vengano applicate universalmente:

«Dato che è un impegno globale, richiede un’organizzazione globale, sia a livello governativo che popolare», così scrive.

Questa precisa sottolineatura riguardo alla «Grande Decimazione» si ricollega alle concezioni di Paul Ehlrich contenute nel resoconto della Royal Society: velate minacce da parte del più osceno neo-eugenetista che il mondo abbia mai conosciuto. Non credo di dover ricordare al lettore che tutto il suo parlare di morte e di morte di massa è diventato sempre più di uso comune ogni giorno che passa. Solo di recente mi sono ritrovato ad evidenziare il caso di John Guillebaud, professor emerito dell’University College e patrono di «Population Matters» (La gente conta…) – congrega con sede nel Regno Unito – che fra le altre cose considera una pistola semiautomatica, un letto di ospedale ed un coltello insanguinato degli esempi di metodi naturali per il controllo della popolazione contrapposti ai metodi artificiali quali la contraccezione e la pianificazione famigliare.

Ritornando alla presentazione del 2004, nelle sue osservazioni Dittmann invoca anche un «Nuovo Ordine Scientifico Internazionale» per garantire che l’intera comunità scientifica sia armata e pronta a sostenere la riduzione della popolazione nel mondo. Sempre Dittmann:

«La gente [di scienza] non solo ha bisogno di una organizzazione per le proprie identità multiple (quella da professionista, quella da docente e quella scientifica), ma ha anche bisogno di un’affiliazione internazionale ed ancor più sovranazionale per combattere un nemico comune».

Questa notazione del comune nemico è esattamente nello spirito della Prima Rivoluzione Globale – 1993, Club di Roma – nella quale l’autore afferma:

«Nel ricercare un comune nemico che ci tenga uniti, sono saltate fuori alcune idee: dell’inquinamento, e della minacce del riscaldamento globale, della carenza di acqua, della carestia e di cose simili, tutte adeguate allo scopo…. Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento umano ed è solo tramite cambiamenti nel modo di pensare e di comportarsi che si posso trovare delle soluzioni. Così ne consegue che il vero nemico è l’umanità stessa».

Per mostrarvi che quando parliamo del professor Roger Dittmann non abbiamo a che fare con uno scienziato pazzo che vive isolato in un laboratorio-prigione, è sufficiente la sua stessa presentazione:

«Ha fatto parte del Comitato Esecutivo della World Federation of Scientific Workers (WFSW), nel quale è stato attivo fino al 1967, in rappresentanza ONU. Presiede l’affiliata americana dell’WFSF, la U.S. Federation of Scholars and Scientists – costituita nel 1937 come American Association of Scientific Workers – a sua volta affiliata con la American Association for the Advancement of Science (AAAS). Già presidente della Southern California Federation of Scientists, membro del National Council of the Federation of American Scientists, così come nel Comitato esecutivo della Pacific Division sempre dell’AAAS. Ha molteplici contatti ed esperienza internazionali, incluse attività con l’UNESCO».

Già, l’UNESCO, sempre l’UNESCO.

Per quelli che ritengono che l’intero ritornello sulla riduzione della popolazione umana sia in qualche modo il punto di arrivo di un qualche rigoroso pensiero scientifico, ritengo opportuno dare qualche informazione sulle vere origini di questo calcolato, crescente e sincronizzato muoversi verso un brave new world.

Julian Huxley, vice-presidente della Eugenics Society, eminentetransumanista e fondatore dell’UNESCO ha spiegato all’UNESCO il suo scopo, la sua filosofia e il perchè una gestione mondiale del governo sia un punto fondamentale:

«Anche se è abbastanza vero che per molti anni una politica radicale eugenetica sarà politicamente e psicologicamente impossibile, sarà importante per l’UNESCO far sì che il problema eugenetico venga esaminato con la massima cura e che il pubblico venga informato sul tema in maniera tale che quello che oggi è ancora impensabile diventi, come minimo, pensabile».

nota
Dr. Paul Kengor è professore di scienze politiche alla Grove City College e direttore esecutivo The Center for Vision & Values..

http://comunitarius.blogspot.it/2012/09/le-minacce-di-un-eminente-neo.html#!/2012/09/le-minacce-di-un-eminente-neo.html

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