Pubblicato da: italiaintelligente | 12 novembre 2012

Parigi, la Corte dei Conti coi No-Tav: linea inutile e costosa

Libre Idee:

«I costi sono aumentati troppo, da 12 a 26 miliardi di euro, e il flusso delle merci è diminuito». E quindi: la linea Tav Torino-Lione non s’ha da fare. A parlare non è il movimento No-Tav della valle di Susa, ma la Corte dei Conti francese. Che ribadisce le osservazioni che centinaia di tecnici dell’università italiana hanno inutilmente rivolto al premier, Mario Monti, e al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Lo schema è invariato: più si dimostra che la grande opera più costosa della storia italiana sarebbe anche la più inutile, oltre che devastante per il debito pubblico, e più i politici insistono nel confermare il via ai progetti esecutivi, in attesa che partano i primi cantieri nella primavera 2013 nonostante la ventennale opposizione degli abitanti dell’area attraversata, che verrebbe letteralmente disintegrata da un’opera faraonica e pericolosa per la salute, data la presenza di amianto e uranio nei monti, nonché il rischio – catastrofico – di tagliare la falda idropotabile che alimenta la stessa città di Torino.

Perfettamente “inutili”, dunque, anche le critiche alla Torino-Lione formulate dai magistrati contabili di Parigi, che il 5 novembre hanno reso pubblico il loro parere, fornito già all’inizio di agosto al primo ministro francese Jean-Marc Ayrault. Un parere che tuttavia potrebbe pesare sul vertice tra Monti e Hollande previsto a Lione il prossimo 3 dicembre, proprio sulla grande arteria transfrontaliera. «Il carattere internazionale del progetto, la sua anzianità e la sua complessità rendono difficile esprimere delle raccomandazioni», scrive il presidente della Corte, Didier Migaud, che chiede di non trascurare soluzioni alternative, cioè i miglioramenti della linea esistente, e di considerare delle misure per spostare il traffico transalpino dalla strada alla ferrovia. I costi del progetto vanno considerati in maniera sistematica, consiglia il magistrato transalpino, tenendo conto della grave situazione finanziaria del Paese, della improbabile rendita dell’opera e della sua dubbia capacità di far crescere l’economia.

«Il documento della Corte – scrive Andrea Giambartolomei sul “Fatto Quotidiano” – ripercorre diverse obiezioni sollevate dai No-Tav sul versante italiano». I costi, innanzitutto: nel dossier, la Corte sottolinea il costante aumento del budget per studi e lavori preliminari. «Stimato inizialmente a 320 milioni, poi a 371, è stato portato a 534,5 a partire dal marzo 2002, in seguito a 628,8 milioni nel programma del 2006». Ma le stime presentate alla Conferenza intergovernativa del 2 dicembre 2010 «l’hanno portato a 901 milioni». Una spesa quasi triplicata, a causa dei problemi geologici e della realizzazione delle “discenderie”, ovvero le gallerie esplorative, mentre sul versante italiano la lievitazione dei costi è dovuta anche alle proteste popolari e alle continue variazioni del tracciato. Per la parte comune del progetto, i dati del giugno 2010 prevedevano oltre 10 miliardi di euro, escluse spese finanziarie, manodopera e studi preliminari, ovvero quasi due miliardi in più rispetto al 2003, ma ora si veleggia verso i 30 miliardi.

Nel complesso, la stima del costo globale del progetto è passato da 12 miliardi nel 2002 a venti miliardi nel 2009 e poi a 26 miliardi, «secondo gli ultimi dati comunicati dalla direzione generale del Tesoro». C’è poi la questione: chi pagherà? L’accordo del 30 gennaio scorso prevede una ripartizione dei costi della prima fase (42% a carico della Francia, il resto a cura dell’Italia), mentre la seconda fase (acquisti dei terreni, reti deviate) pesa tutta sull’Italia. E soprattutto: ancora non si sa di preciso quanto sborserebbe davvero l’Unione Europea per concorrere alle spese. Nato come snodo transalpino occidentale del “corridoio 5” inizialmente pensato per creare una direttrice in grado di unire Kiev e Lisbona, oggi la Torino-Lione (asse ferroviario ormai disertato dal traffico merci) non ha più un’utilità certa né una strategia europea alle spalle, dal momento che le nuove reti di traffico privilegiano la direttrice nord-sud per collegare al porto di Rotterdam le merci che sbarcano a Genova, provenienti da Cina e India.

Il progetto, scrive il giudice Migaud, era stato «concepito in un contesto di forte crescita dei traffici attraverso l’arco alpino», di cui ora sarebbe necessario ricontrollare i flussi reali: nel lontano 1991, quando venne lanciata l’idea della Torino-Lione, il rapporto Legrand prevedeva che i passaggi di merci sarebbero più che raddoppiati tra il 1987 e il 2010, ma già nel 1993 uno studio riteneva che quel rapporto sovrastimasse i passaggi e la crescita. Poi, dal 1999, i traffici sono diminuiti e negli ultimi dieci anni sono addirittura crollati: la Torino-Modane, linea ferroviaria internazionale che attualmente attraversa la valle di Susa, è ormai semideserta. Costi eccessivi, dunque, e dubbi ricavi: per queste ragioni, riassume il “Fatto”, la Corte dei Conti parigina ritiene che il progetto non sia sostenibile, in nessun caso: «Secondo gli studi economici voluti nel febbraio 2011 da Ltf sul progetto preliminare modificato – riferisce Migaud – il valore attuale netto è negativo in tutti gli scenari», che siano di crisi perdurante o di (improbabile) “ripresa”.

«Tuttavia – aggiunge Giambartolomei – la politica non sembra turbata dal documento». Infatti, nella sua risposta a Migaud, il premier Ayrault ribadisce le intenzioni politiche del governo, gli impegni internazionali e in particolare gli accordi con l’Italia, mentre i parlamentari del Piemonte e del Rhône-Alpes lanciano l’ennesimo appello a sostegno della Torino-Lione, come sempre senza dare spiegazioni. In Italia, in prima linea a sostegno del Tav è soprattutto il Pd, mentre contro la Torino-Lione sono schierati Beppe Grillo, la Fiom, le voci critiche della sinistra alternativa, Paolo Ferrero, Giulietto Chiesa e gli intellettuali del cartello “Alba”, da Ugo Mattei a Marco Revelli, fino a Giorgio Cremaschi e al “Comitato No-Debito”, organizzatore del “No-Monti Day”. In Francia, dopo un lungo silenzio hanno preso posizione gli ambientalisti, bocciando la Torino-Lione. Da Strasburgo, si associa il leader degli agricoltori José Bové, ora europarlamentare. Con lui anche l’attore Gérard Depardieu, senza contare molti artisti italiani – Franco Battiato, Laura Pausini, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini – tutti schierati contro il Tav, insieme a scrittori come Erri De Luca, Mauro Corona, Maurizio Maggiani.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: