Pubblicato da: italiaintelligente | 13 dicembre 2012

Avviso alle vedove dei tecnocrati: Berlusconi non è morto

«Insensato» il fiume d’indignazione che inonda i giornali per le dimissioni di Mario Monti propiziate dal Pdl. La legislatura ormai era conclusa: settimana più, settimana meno, non cambia nulla. Vorrà dire che le elezioni, anziché il 10 marzo 2013, si svolgeranno in febbraio. Non è una tragedia, tanto più che le leggi di stabilità e di bilancio passeranno regolarmente. Quindi, si domanda Vittorio Feltri, dov’è il problema? «Se i mercati faranno le bizze, sarà solo perché è venuto meno il loro garante, l’uomo del quale si fidano, colui che ha salvato il sistema (che ha nelle banche il proprio braccio armato) a scapito del Paese, dei ceti medi e di quelli bassi, impoveriti dalle tasse più salate del mondo e dalla disoccupazione crescente.

Secondo l’editorialista del “Giornale”, «la grana dello spread è stata sciolta da Mario Draghi, non dal nostro governo», visto che «i tecnici, transeunti per definizione, si sono limitati a usare il randello fiscale». Pensioni a parte, «non hanno sfornato una sola riforma sostanziale: quella del lavoro è un pasticcio, nessuna liberalizzazione, nessun provvedimento in favore dell’agognata (e illusoria) ripresa» e zero tagli agli sprechi della spesa pubblica improduttiva, «nonostante le roboanti promesse di spending review». E allora, «cos’hanno da temere gli italiani dall’uscita dei professori? Forse il risultato elettorale», che – se vincesse Bersani – per il berlusconiano Feltri sarebbe «una sciagura», visto che sarebbe sostenuto da Vendola e, al tempo stesso, dai «centrini scentrati» di Casini, con in più il condizionamento della Cgil. Secondo Feltri, no c’è da scommettere sulla tenuta di un governo Bersani: «L’esperienza insegna che maggioranze di sinistra del tipo descritto non durano: Prodi ha provato due volte a gestire simili ammucchiate e ha fallito nel giro di un anno e mezzo, due al massimo, in tempi peraltro assai più tranquilli del presente».

Perché Bersani dovrebbe riuscire a navigare nelle stesse acque in cui Prodi è naufragato? «Vi immaginate il segretario del Pd, tirato per la giacchetta a sinistra da Vendola e da Susanna Camusso, e a destra da Casini e da Fini, costretto a decidere se introdurre o no la patrimoniale? Oppure se effettuare un prelievo forzoso, come fece Giuliano Amato all’inizio degli anni Novanta, sui conti correnti di tutti i cittadini con due o dieci soldi depositati in banca?». E ancora: «Con quale faccia Luca Cordero di Montezemolo e i suoi amici darebbero il benestare a rapine del genere? E la gente come reagirebbe? Ve lo figurate Bersani che sburocratizza gli apparati statali, che riordina la sanità e la scuola, che riduce ai minimi termini gli sprechi della casta?». Un conto, aggiunge Feltri, è «vincere le primarie col trucco», un altro è «governare con un occhio al bilancio (e al debito pubblico) e l’altro alla piazza già abbastanza in subbuglio».

Date le premesse, perché stupirsi se Berlusconi, fiutata l’aria, ha optato per un rientro nell’agone politico, nonostante lo stato di rottamazione del Pdl e senza neppure aver ancora spiegato quale programma proporre? Per un motivo semplicissimo: il recente boom dell’astensionismo coincide (anche) con la diserzione dell’elettorato di centrodestra. «In fondo, i voti del centrodestra sono ancora lì a disposizione, in riserva», sostiene Feltri. L’Italia, da quando è unita e ha ottenuto il suffragio universale, ha sempre avuto due anime, e quella “rossa” non ha mai prevalso «se non per effetto di strane alchimie partitiche», sottolinea Feltri. Per cui, attenzione: «Il centrodestra conserva tutti i propri supporter: si tratta di persuaderli che esso vanta di nuovo una leadership, e il loro consenso non tarderà a ritornare nella sede naturale». Così, «se Berlusconi si danna l’anima benché apparentemente parta battuto, ha le chances per rompere le uova a chi si accinga a servirci una cattiva frittata».

libere idee

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