Pubblicato da: italiaintelligente | 14 gennaio 2014

Le strategie di Bruxelles per garantire la sopravvivenza degli istituti di credito indebitati

Eurogruppo, Ecofin e Banca centrale europea. Tutti organismi al soldo delle banche, tutti prontissimi a salvarle con i soldi dei cittadini. Soldi provenienti dalle tasse o addirittura dai conti correnti. In questo consiste l’Unione bancaria alla quale hanno dato il via libera i capi di governo e ministri dell’Economia riuniti a Bruxelles.

Se le banche falliranno, dovrà intervenire il meccanismo di garanzia e di salvataggio nazionale. Poi l’Esm, il fondo permanente salva Stati. E se questo non fosse sufficiente verranno utilizzati i soldi dei titolari dei conti correnti. I soldi dei cittadini, considerati in tal modo corresponsabili delle porcate e delle speculazioni compite dai banchieri. Il meccanismo di gestione dei fallimenti bancari è stato al centro del vertice di Bruxelles con la Germania che ha pressato perché dopo un periodo transitorio di 10 anni si arrivasse senza più esitare ad un meccanismo sovranazionale. Una fretta sulla quale ha frenato Fabrizio Saccomanni per non rischiare di arrivare ad una scelta che produrrebbe un meccanismo da lui definito “difettoso”. Un meccanismo, quello per gestire e pilotare i fallimenti bancari, che ha avuto un parto difficile, soprattutto per la coda di paglia della Germania, il cui modello di “banca mista” ha fatto scuola e si è diffuso ovunque. Un modello nel quale l’origine delle risorse raccolte da una banca ha poca importanza e tutte possono essere utilizzate indistintamente per fare operazioni commerciali con la clientela o operazioni di banca di investimento sul lungo termine, con l’acquisto di azioni e obbligazioni di società industriali e commerciali.

Secondo questa impostazione, poco importa allora se quelle risorse siano state prese dai conti correnti dei risparmiatori o siano il frutto della emissione di obbligazioni o di azioni della stessa banca che le riversa nella stessa cassa comune. Si deve però ricordare che è stata proprio questa commistione tra raccolta ed impieghi a breve e a lungo termine a permettere le speculazioni delle banche americane ed europee e a innescare la crisi finanziaria del 2007. La Legge Bancaria italiana del 1936 aveva stabilito una differenziazione netta tra banche commerciali e banche di investimento, proprio tenendo conto degli sfasci compiuti dagli speculatori del tempo, Agnelli e Perrone, con i tentativi di scalata al Credito Italiano e alla Banca Commerciale per impadronirsi dei soldi dei correntisti e azzerare i debiti verso le stesse banche. Una Legge Bancaria che la politica italiana cancellò alla fine degli anni ottanta, dimostrando un colpevole e criminale connivenza con la tecnocrazia europea e con gli interessi dell’Alta Finanza. Quanto deciso dall’Eurogruppo e dall’Ecofin è quindi il fisiologico traguardo di un cammino iniziato da tempo (tutto il potere alle banche) e che ha avuto il suo più eclatante passaggio nel prestito triennale di 1.000 miliardi alle banche europee da parte di Mario Goldman Sachs Draghi. Soldi regalati, perché un tasso di interesse dell’1% è un vero regalo, e che le banche hanno utilizzato per ricostruire il proprio patrimonio, intaccato dalle proprie speculazioni.

Il blog di Gino

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